Ridurre gradualmente il divario economico e sociale tra i territori e incrementare le opportunità di sviluppo per i cittadini che li abitano rappresentano i principali obiettivi della politica di coesione. Per raggiungere questi fini, in un quadro di governance che coinvolge il livello europeo, quello nazionale e quello regionale, sono stati elaborati e definiti strumenti finanziari europei, nazionali e regionali. I fondi che impiegano le risorse necessarie a creare coesione agiscono su due scale: una europea, l’altra nazionale.

A gestire i fondi sono chiamate le amministrazioni dello Stato: sia amministrazioni centrali, attraverso i Ministeri, sia le amministrazioni locali attraverso le Regioni.

Il Ministro per la Coesione Territoriale, attraverso il Dipartimento per le Politiche di Sviluppo (DPS), provvede al costante monitoraggio della spesa dei fondi prevista dai piani operativi, nazionali e regionali, e periodicamente interviene per definanziare interventi con criticità di attuazione, o che risultano obsoleti dato il cambiamento del contesto economico e sociale, o che si rivelano inefficaci sulla base di valutazioni oggettive.

La riprogrammazione della spesa, in termini di riqualificazione e accelerazione, viene effettuata in collaborazione con le Regioni e i Ministeri responsabili della gestione dei fondi volta per volta coinvolti e in coordinamento con la Commissione Europea.

Nell’indicare i nuovi piani di intervento il Ministro per la Coesione Territoriale si impegna affinché le amministrazioni coinvolte, centrali e locali, esplicitino i risultati che i cittadini si possono attendere dalla realizzazione degli interventi stessi.

Il Piano di Azione Coesione è lo strumento di riprogrammazione della spesa avviato nel 2011 dal Governo e costantemente aggiornato: un impegno a spendere meglio e più rapidamente i fondi comunitari co-finanziati destinati all’Italia del Sud.